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Risorsa · SEO base

Keyword research: come scegliere le parole chiave giuste

Aggiornato: giugno 2026

Il robot osserva con una lente tre barre di ricerca: scegliere le parole chiave giuste.

Il punto

Scegliere le parole chiave giuste significa incrociare tre cose: l'intento (cosa vuole chi cerca), il volume (quante persone lo cercano) e la difficoltà (quanto è competitiva). La keyword giusta non è quella più cercata, ma quella che porta le persone pronte a diventare tuoi clienti.

Conosco un errore che vale più di tutti gli altri messi insieme, quando si parla di parole chiave. È puntare alle parole sbagliate e ritrovarsi con un sacco di visite che non diventano mai clienti. Succede sempre così: si sceglie la ricerca con il numero più alto, si scrive un bel contenuto, magari arriva pure traffico, e poi niente. Nessuna richiesta, nessuna vendita. Tante visite, zero risultati. Il problema quasi mai è il contenuto. È che si è puntato alla parola chiave sbagliata fin dall’inizio. Qui ti spiego come scegliere quelle giuste, con un metodo semplice che puoi usare anche se non hai mai fatto SEO.

Cos’è la keyword research, in parole semplici?

La keyword research è il lavoro con cui scopri quali parole usano le persone per cercare quello che offri, e decidi su quali vale la pena puntare. Non è fare una lista di parole: è capire cosa cercano i tuoi clienti e con quali parole, per poter farti trovare al momento giusto.

È il punto di partenza di qualsiasi lavoro serio sui contenuti, perché stabilisce a chi stai parlando e cosa quella persona vuole davvero. Saltarlo significa scrivere a caso e sperare che qualcuno arrivi. Farlo bene significa scrivere sapendo già che, se quel contenuto si posiziona, porterà le persone giuste.

La parola “ricerca” può spaventare, ma il concetto è terra terra: prima di scrivere, ti chiedi chi cercherebbe questa cosa, come la scriverebbe su Google e perché. Le risposte a queste tre domande sono già metà del lavoro.

Perché puntare al volume più alto è un errore

Perché il volume da solo non ti dice nulla su chi sta cercando. La parola chiave più cercata non è quasi mai la migliore: spesso è generica, super competitiva e piena di gente che non comprerà mai da te. Inseguire il numero grande è la trappola in cui cadono quasi tutti i principianti.

Ti faccio un esempio. Mettiamo che tu sia un commercialista. La parola “tasse” ha un volume enorme. Ma chi cerca “tasse” chi è? Uno studente che fa una ricerca, qualcuno arrabbiato per la bolletta, un curioso. Pochissimi sono imprenditori in cerca di un commercialista. Una ricerca come “commercialista per startup a Milano” ha un volume cento volte più basso, ma chi la digita sta cercando esattamente te, ed è pronto a contattarti.

Il volume conta, ma viene dopo. Prima viene una cosa più importante, e quasi sempre dimenticata: l’intento. Lo dice anche Google nella sua guida su come creare contenuti utili per le persone: il punto non è indovinare le parole, è capire cosa serve davvero al tuo pubblico. Le parole giuste sono quelle che intercettano quel bisogno.

I tre criteri che uso: intento, volume, difficoltà

Quando scelgo le parole chiave per un progetto, le passo attraverso tre filtri, in quest’ordine. L’ordine non è casuale: l’intento viene prima di tutto.

1. L’intento: cosa vuole davvero chi cerca? È la domanda più importante. Una persona che cerca “cos’è la SEO” vuole imparare, non comprare. Una che cerca “consulente SEO Milano” vuole un fornitore. La stessa offerta va agganciata alle ricerche con l’intento giusto: informativo per farti conoscere, commerciale e transazionale per vendere. Sbagliare intento è sbagliare tutto, a prescindere dal volume.

2. Il volume: quante persone la cercano? Solo a questo punto guardo quante ricerche ha quella parola. Mi serve per capire se ne vale la pena: una keyword perfetta come intento ma che cerca una persona al mese porta poco. Ma attenzione, il volume va sempre letto insieme all’intento, mai da solo.

3. La difficoltà: quanto è competitiva? Infine guardo chi c’è già in prima pagina. Se ci sono solo grandi marchi e siti corazzati, arrivarci sarà lungo e costoso. Se c’è spazio, vale la pena provarci. Per chi parte, le parole con difficoltà media o bassa sono spesso le più convenienti: meno gloria, più risultati reali.

La keyword giusta è quella che vince su tutti e tre i filtri insieme: intento adatto a te, volume sensato, difficoltà alla tua portata.

Il robot scarta una ricerca corta e generica e sceglie una barra lunga e specifica: le parole chiave a coda lunga che convertono di più.

Long tail: perché le parole “lunghe” spesso convertono di più

C’è una categoria di parole chiave sottovalutata, ed è quella che porta i risultati migliori a chi inizia: le long tail, cioè le ricerche lunghe e specifiche. Le keyword long tail hanno meno volume, ma intento più chiaro e meno concorrenza: per questo spesso portano più clienti delle parole secche.

Pensa alla differenza tra “scarpe” e “scarpe da trekking impermeabili numero 43”. La prima è cercatissima e impossibile da vincere. La seconda la cerca chi sa già esattamente cosa vuole comprare. Volume basso, ma intenzione altissima. Tra mille visite generiche e dieci visite di gente pronta a comprare, le dieci valgono di più, quasi sempre.

Per una PMI o un professionista, le long tail sono spesso la strada giusta da cui partire. Sono più facili da conquistare, parlano a un pubblico preciso e ti permettono di farti trovare proprio da chi cerca quello che fai, dove lo fai. Costruire molte pagine ben mirate su long tail diverse è la base di una buona strategia di contenuti SEO. E se la pazienza per costruirle non c’è, è una delle scelte che entrano nel confronto tra SEO e Google Ads: l’organico costa tempo, gli annunci costano subito ma smettono quando smetti di pagare.

Come trovare le parole chiave giuste (strumenti e metodo)

La buona notizia è che per iniziare non ti serve spendere un euro. Gli strumenti gratuiti, usati con metodo, ti portano lontano. Ecco il giro che faccio io quando parto da zero su un tema.

  • Parti da Google stesso. Scrivi l’argomento nella barra di ricerca e guarda i suggerimenti che compaiono mentre digiti: sono ricerche reali delle persone. Poi scorri in fondo alla pagina dei risultati e leggi le “ricerche correlate”.
  • Usa il riquadro “Le persone hanno chiesto anche”. Quel box con le domande è oro: ti dice esattamente cosa si chiedono le persone intorno al tuo tema. Ogni domanda è una possibile pagina.
  • Verifica l’intento guardando i risultati. Per ogni parola promettente, cercala e guarda cosa Google mostra in prima pagina. Se mostra guide, l’intento è informativo; se mostra servizi, è commerciale. I risultati sono la risposta di Google su cosa vuole chi cerca.
  • Pensa come il tuo cliente, non come un esperto. Le parole che usi tu nel tuo settore spesso non sono quelle che usa chi ti cerca. Chiediti come lo direbbe una persona normale, e parti da lì.

Gli strumenti a pagamento, con i dati precisi su volumi e difficoltà, hanno senso quando il progetto cresce. All’inizio, il metodo conta più del tool.

Dalla keyword alla pagina: che farne dopo

Trovata la parola chiave giusta, il lavoro non è finito: comincia. La regola d’oro è una sola: una pagina per un solo intento. Non si ammassano dieci keyword diverse in un’unica pagina sperando di prenderle tutte. Si sceglie l’intento principale e si costruisce la pagina migliore possibile per quello.

Significa che a ogni gruppo di ricerche con lo stesso intento corrisponde una pagina dedicata, scritta per rispondere esattamente a quel bisogno. Le varianti naturali della keyword principale compaiono da sole, scrivendo bene. Quello che eviti, così, è la cosa peggiore: avere due tue pagine che si fanno concorrenza sulla stessa ricerca, confondendo Google su quale mostrare.

Scegliere bene le parole chiave è la base di tutto il resto, ma è anche la parte dove un occhio esperto fa la differenza tra disperdere energie e concentrarle dove portano clienti. Se vuoi che le tue pagine puntino fin dall’inizio alle ricerche giuste per il tuo business, è uno dei primi passi che facciamo insieme in una consulenza dedicata.

FAQ

Domande frequenti

Le domande più frequenti su questo tema.

No, per iniziare bastano strumenti gratuiti: i suggerimenti di Google mentre scrivi, le ricerche correlate in fondo alla pagina, il riquadro "Le persone hanno chiesto anche". Gli strumenti a pagamento danno dati più precisi su volumi e difficoltà, utili quando il progetto cresce, ma non sono indispensabili al via.

Una pagina punta a un solo intento principale, quindi a una keyword primaria e a poche varianti naturali correlate. Non si "infilano" decine di keyword: si scrive bene su un argomento e le parole giuste compaiono da sole. Volere troppe parole in una pagina è il modo più rapido per non posizionarsi su nessuna.

Sono le ricerche lunghe e specifiche, di tre o più parole, tipo "commercialista per partita iva forfettaria a Torino". Hanno meno volume delle keyword secche, ma intento più chiaro e meno concorrenza. Spesso convertono di più, perché chi le cerca sa già cosa vuole ed è più vicino alla decisione.

Il modo più affidabile è cercarla su Google e guardare i risultati. Se Google mostra guide e articoli, l'intento è informativo; se mostra pagine prodotto o servizi, è commerciale o transazionale. I risultati sono la risposta di Google a "cosa vuole davvero chi cerca questa cosa": fidati di quelli.

Poche ma giuste, soprattutto all'inizio. Inseguire tante parole chiave disperde energie e porta traffico che non si trasforma in clienti. Meglio scegliere le ricerche con l'intento giusto per il tuo business e coprirle bene, una pagina per intento, che rincorrere il volume per il gusto del numero.

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